Cortometraggi che dalla fucina di Ipotesi Cinema vengono prodotti a fine del secolo scorso per poi essere inabissati nel piu' recondito dei cassetti, quello che si chiude a chiave e si perde anche la chiave.
Storicamente gli anni che vedono la produzione di questi cortometraggi sono i piu' critici di Ipotesi Cinema. Il passaggio da Bassano del Grappa a San Giorgio in Bosco ( dopo la breve parentesi di Asolo) , incuneati negli abissi
padani, in un momento storico di fine millennio in cui impera il cinema italiano romanesco sostenuto dai vari ministeri nazionali.
Il gruppo affaticato di Ipotesi Cinema tenta un'altra carta: quella di parlare dell'opera delle mani dell'uomo, operosità autobiografica di gente che riesce a stare a galla nonostante veda il lavoro con come una necessità e nemmeno come un'attitudine naturale ma come un processo degenerato di appropriazione indebita della vita altrui.
E ora, a distanza di un secolo (psichico) appaiono come reperti preziosi, lungo le rive desertificate della cultura, questi piccoli gioielli che non chiamerei cortometraggi ( termine equivoco) ma semplicemente minifilm.
Qualcuno ha trovato la chiave, ha riaperto i cassetti, ha liberato dalla prigionia lavori che sono stati volutamente nascosti.
Le ragioni del sequestro e dell'occultamento ci restano misteriose o vogliamo che restino tali per misericordia nei confronti dei nostri tutori leggendari.
Onore e gloria quindi a questi piccoli film che ora fulgidamente ritornano là da dove sono venuti , finalmente a morire negli occhi attenti del pubblico.
Arthur Frame
Ipotesi Cinema, centro cinematografico nato a Bassano del Grappa negli anni Ottanta e trainato dalla ricerca sperimentale di Ermanno Olmi con Paolo Valmarana, produce diversi lavori tra cui un gruppo di cortometraggi di autori esordienti, nel finire del secolo scorso. Il tema “giovani e lavoro, premesse al lavoro” ben s'addice alle piccole troupe che si muovono in diversi ambiti, offrendo ognuna una visione intima del proprio contesto. Mondo operaio, borghese e surreale si presentano senza mezzi termini tra onirico e quotidiano, in personalissimi stili di regia e interpretazione. Il passaggio di Ipotesi Cinema da Bassano del Grappa a San Giorgio in Bosco, dopo la breve parentesi di Asolo, non ha facilitato l'avanzare del progetto ad altre forme, ma è memorabile il modo in cui IC aveva saputo svelare «l'operosità autobiografica di gente che riesce a stare a galla nonostante veda il lavoro non come una necessità e nemmeno come un'attitudine naturale ma come un processo degenerato di appropriazione indebita della vita altrui» sostiene il teorico Arthur Frame. «A distanza di un secolo (psichico) appaiono come reperti preziosi, lungo le rive desertificate della cultura, questi piccoli gioielli che non chiamerei cortometraggi (termine equivoco) ma semplicemente minifilm. Onore e gloria quindi a questi piccoli film che fulgidamente ritornano là da dove sono venuti, finalmente a morire negli occhi attenti del pubblico».